C’era una volta un quartiere nella città di Milano che si chiamava Certosa. In questo quartiere, nel 2005, è stato costruito in un punto nodale una residenza per gli studenti. La residenza formava un centro in mezzo a diverse infrastrutture, sembrava quasi un’isola mezza abbandonata. Anche se c’erano diversi luoghi di sosta nel vicinato, gli abitanti non sembravano molto interessati a vivere questo ambiente, senza però riuscire ad evitare di attraversarlo. Mentre le persone passavano, sembrava non fossero in grado di vedere il costruito e i luoghi di sosta di quest’isola. Intorno ad essa si sviluppano diversi livelli di collegamenti: la stazione FS, progettata dal celebre architetto Angelo Mangiarotti, unisce tutta la città all’hinterland; le fermate dei mezzi di superficie da cui passano tram e autobus di colori vivaci che sfrecciano verso il centro città; e la bretella di accesso alle autostrade che portano alle città lontane.
La residenza si chiamava In-Domus, Domus uguale a casa, come la chiamavano i Romani. Era parte di un sistema di strutture che davano ospitalità a studenti e viaggiatori per brevi soggiorni.
L’architettura della residenza, quasi impercettibile dai passanti, era composta da un edificio basso centrale e due torri residenziali di 10 piani poste agli estremi. Ai piani terra erano situate le attività pubbliche, comuni e sociali, mentre in altezza erano articolate le residenze con diversi tipi di soluzioni distributive. Gli studenti universitari si recavano in questo luogo per brevi o lunghi soggiorni durante i loro studi.
I soggiornanti del In-Domus, ogni mattina si recano alla stazione di Milano Certosa e si dirigono verso la loro meta per studiare o per lavorare. La residenza si spopola. I luoghi di sosta si spopolano. In questo pezzo della città desolata la piazza e il parchetto sono irraggiati dal caldo sole del mattino, il vento accarezza le chiome verdi degli alberelli disseminati nel vuoto urbano, che per la loro dimensioni non possono accogliere tutti i passanti sotto la propria fresca ombra. L’azzurro cielo estivo diventa campo da gioco per i piccoli uccellini svolazzanti. Ogni tanto uno studente si affaccia dall’aula studio per godere della bella stagione e un briciolo di distrazione.
Si intravede qualche persona nel primo pomeriggio: bambini che tornano felici dalla scuola, mamme e nonne che attraversano la piazza, prima desolata, per andare al supermercato e qualche gruppetto di studenti che rientrano dalle lezioni universitarie.
Al calar del sole, al raffrescarsi delle calde temperature estive, la piazza e il parco si animano di piccoli gruppetti di persone per momenti di socialità e di svago. Gruppi di ballo vengono organizzati per accogliere ragazze e ragazzi Sud Americani che con i loro abiti tradizionali portano gioia e colore in questo spazio.
Gli studenti che rientrano dalle estenuanti lezioni universitarie si concentrano nelle aree comuni ai piani terra per incontrare gli amici e avviarsi verso le cucine per preparare la cena insieme. Altri si dilettano nelle attività sportive e altri nell’aula studio.
In-Domus era un luogo accogliente e sicuro per i giovani lontani da casa e dalle proprie famiglie, ma allo stesso tempo un luogo per creare una comunità solida e serena.
L’osservatore di questo luogo può percepire come vengono vissuti questi ambienti soprattutto nella seconda metà della giornata, ma anche come questi spazi vengano svuotati di vita a differenza della residenza per studenti che è animata e rallegrato dal via vai dei giovani.
Politecnico di Milano
Scuola di Architettura Urbanistica Ingegneria delle Costruzioni
Corso di Laurea Magistrale in Architettura e Disegno Urbano
Course of Photography for Architecture
Prof. G. Hänninen
N. G. Öztürk
2018-2019